Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Giba

Ogni settimana raccontiamo la storia di un  paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Giba

Giba è situata nella provincia di Cagliari, nella zona SW della Sardegna. Con la frazione di Villarios conta circa 2.100 abitanti. Confina con Masainas, Piscinas, Tratalias e San Giovanni Suergiu.

Il toponimo corrisponde all’appellativo camp. gib(b)a « gibbo, gobba, punta, collina», il quale deriva dal lat. gibba.

Risalgono al III millennio a. C. le Domus de Janas della zona (necropoli), mentre al Il millennio possono essere ascritti una miriade di nuraghi, tra cui la fortezza del Nuraghe Meurra (XII a.C.), attorniato dal villaggio e dalle Tombe dei Giganti (luogo di sepoltura collettiva). Non mancano le tracce del passaggio dei Fenici, dei Cartaginesi e dei Romani grazie anche alla posizione geografica trovandosi sulla via di comunicazione tra Karalis (Cagliari) e Sulcis (l’attuale Sant’Antioco).

Nel periodo Bizantino ha subito come altri centri della Sardegna l’invasione dei Vandali che depredavano gli averi dei pastori e contadini deportando i più giovani per ridurli in schiavitù.

Verso la fine del I millennio l’arrivo dei Monaci Benedettini diede nuovi impulsi insegnando nuove tecniche per lo sfruttamento terriero proponendosi come guide spirituali costellando il territorio di monasteri.

Nel periodo in cui rimase interdetto il porto di Sant’Antioco venne allestito e frequentato un porto nella località di Porto Botte, il Porto Sulcitanum, dove nel 1323 approdarono gli Aragonesi con una poderosa flotta guidata dall’infante Alfonso di Aragona. Essi cinsero d’assedio Villa di Chiesa e Cagliari Castrum, sconfissero i Pisani e iniziarono il loro dominio sulla Sardegna che durò 400 anni.

In seguito al trasferimento della sede vescovile ad Iglesias nel 1503, la zona entrò in un periodo di decadenza e spopolamento e del quale non si hanno molte notizie. Nel XVI secolo, a Villarios venne costruita una torre di avvistamento, per controllare eventuali scorrerie nel Golfo di Palmas, che si può ancora ammirare nei pressi del paese.

Nel 1647 Giba formò con Villarios, Masainas e Sant’Anna Arresi il Marchesato di Villarios, dato in feudo a Francesco Amat di San Filippo; il marchesato fu riscattato agli Amat nel 1839 con la soppressione del sistema feudale, e i singoli paesi divennero comuni indipendenti tra loro.

Nel 1891 il territorio di Giba venne attraversato da una ferrovia, che veniva utilizzata per il trasporto del carbone e dei distillati del legno che venivano prodotti nella foresta Pantaleo di Santadi dalla società francese Forges. Dal molo di Porto Botte venivano caricati i velieri che facevano la spola con i porti di Marsiglia e Tolone.

Del paese di Villarios rimane ben poco a seguito dell’abbandono dello stesso da parte degli abitanti, si demolì tutto il borgo divenuto ormai pericolante a causa di forti infiltrazioni d’acqua che ne avevano minato la stabilità. Oggi tra i pochi reperti superstiti c’è la chiesa medievale di Santa Marta e la torre di avvistamento spagnola, seppur assai rovinata dal tempo.

La chiesa di Santa Marta, con molta probabilità fu edificata nel secolo XI dai monaci benedettini e rappresenta un bell’esempio del primo romanico in Sardegna. Si hanno le prime testimonianze già nel 1068, grazie ad alcuni scritti. La chiesa si trova immersa nelle campagne vicino a Villarios a pochi chilometri da Giba. Una leggenda popolare molto affascinante narra che la chiesa venne fatta costruire da un capitano di bastimento scampato ad un naufragio; sull’imbarcazione il capitano aveva un’icona della Santa e a lei invocò di scampare alla morte, facendo voto di erigerle una chiesa dove avesse toccato terra.

La chiesa faceva parte delle chiese del vescovato del Sulcis come le chiese di Santa Maria di Palmas, di Santa Maria di Flumentepido e di San Giorgio di Tului.

Situato nei pressi del territorio comunale di Giba, lo stagno di Porto Botte è una zona umida delimitata ad ovest dal cordone litorale di Terra Sarina, a sud dallo stagno di Baiocca e a nord-est e sud-est da terrazzi alluvionali; oltre a questi confini lo stagno risulta essere anche collegato a quello di Baiocca grazie alla presenza di alcuni canali di bonifica.

La sua profondità si attesta a non più di 5 metri: la massima affluenza di acqua è data dalle piogge sebbene presenti anche un canale artificiale che lo collega direttamente con il mare (controllato da un sistema di chiuse per evitare un forte innalzamento del livello).

Un luogo magico della Sardegna, che ha saputo mantenersi intatto anche a seguito delle bonifiche effettuate nel territorio: queste, infatti, non hanno mai alterato l’antica fisionomia e morfologia del sito, consentendo lo sviluppo della vegetazione alofila nel tempo. Uno stagno che merita di essere visitato, conosciuto e apprezzato per la sua particolarità.

L’economia è basata soprattutto sulla pastorizia e l’agricoltura; attività che producono ottimi formaggi e carni di pecora e agnello, mentre nelle fertili campagne vengono coltivati gli eccellenti carciofi e grazie alla grande diffusione delle serre vengono prodotti vari ortaggi tra cui i deliziosi pomodori; buona la viticoltura con cui, grazie all’ottimo lavoro fatto dalle cantine negli ultimi tempi, siamo riusciti a ritagliarci delle importanti fette di mercato a livello internazionale; i nostri vini doc, soprattutto quelli ottenuti dall’uva Carignano del Sulcis gareggiano alla pari con i vini tradizionalmente più famosi.

L’artigianato esiste a livello familiare e informandosi opportunamente si possono acquistare i bellissimi tappeti, preparati ancora coi vecchi telai, i coltelli, cestini e altri oggetti interessanti.

Diversi sono gli eventi principali che animano la vita cittadina, come, ad esempio, la festa di San Pietro Martire (29 giugno) e la Sagra del Pane (prima decade di agosto

La festa in onore di San Pietro Martire anticamente si svolgeva con una processione che dalla chiesa nuova muoveva verso l’antica chiesina campestre, posta sulle rive del monte Pranu; da molti anni, però, la tradizione è cambiata, incentrandosi direttamente sulla nuova chiesa.

Qui il simulacro di San Pietro trova alloggio, dopo aver percorso un breve giro processionale per il paese di Giba, passando per la piazza a lui dedicata, posta lungo la strada diretta verso il lago.

La mattina del 29 giugno, così come il pomeriggio, si celebra una solenne messa seguita dalla solenne processione alla quale si accoda un corteo di persone in costume tradizionale, così come gruppi folkloristici, cavalieri e la banda musicale di Giba, annunciando il passaggio del Santo.

Alla tradizione religiosa si affiancano anche i festeggiamenti civili (che possono durare da 1 a 3 giorni) e che consistono in spettacoli serali di tipo folkloristico e musicale, solitamente celebrati in piazza San Pietro, in prossimità della chiesa stessa.

All’inizio del mese di agosto si tiene la Sagra del pane. Nella piazza principale vengono allestiti diversi forni tradizionali fatti con mattoni di fango (ladiri) e si prepara il pane che poi verrà cotto e mangiato. Pane con le olive, con il formaggio, con la ricotta, con gerda e anche pane civraxiu verranno cucinati e offerti ai visitatori. Durante la degustazione di pane vengono offerti anche altri prodotti tipici del territorio come la salsiccia, il formaggio e il vino.

 

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