Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Serdiana

Ogni settimana raccontiamo la storia di un  paese della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Non si hanno notizie precise sull’origine storica del centro di Serdiana. Le ipotesi che si fanno sono basate sul ritrovamento di diverso materiale archeologico durante  lavori agricoli nei quali sono stati ritrovati oggetti litici a testimoniare i primi insediamenti neolitici.

Scavi, eseguiti nelle vicinanze della chiesetta campestre di Santa Maria di Sibiola, riportarono alla luce strumenti in pietra e altri oggetti, documentando la presenza umana fin dalla preistoria, nonché in periodo nuragico, in epoca fenicio-punica e, successivamente, per tutto il periodo romano.

Per quanto riguarda l’origine del nome, gli studiosi non sono tutti concordi. C’è chi ipotizza una derivazione dalla radice fenicia “SARED” che significa rosso, dal colore delle argille esistenti nella zona e c’è chi sostiene, invece, che l’antico toponimo deriverebbe da “Sergius” un ricco patrizio romano “cives”, i cui possedimenti  agricoli avrebbero dato origine al primo nucleo dal quale poi il paese si sarebbe sviluppato col nome di “Sergiana”. In un vecchio registro pisano risalente ai primi anni del Trecento, si ritrova Serdiana, detta allora “Villa Sidriani”

Serdiana confina con numerosi comuni: Dolianova, Soleminis, Donori, Ussana, Settimo San Pietro, Monastir, Sestu e Sant’Andrea Frius. Il paese conta circa 2.600 abitanti.

In origine era un centro abitato da umili agricoltori e allevatori. Ora la sua economia è basata sulla fiorente e rinomata produzione di uva, olive e sull’allevamento ovino e suino. Nel comune hanno sede le cantine Argiolas, famose in tutto il mondo per i loro vini.

Nel contesto urbanistico del centro storico, si trova una delle più importanti strutture del paese: Il Castello Roberti. Risalente al XVIII sec., l’edifico presenta due torri merlate laterali; al centro la residenza abitativa articolata su due  piani strutturati: piano terra (zona giorno) e piano superiore (zona notte).
E’ attualmente in fase di allestimento Il Museo Etnografico e Archeologico di Serdiana, che ha sede nella cosidetta ex “Casa Mura Sebastiano” una tipica casa a corte posta al centro dell’abitato sulla via XX Settembre (“Bia Mesuidda”).   L’edificio costituisce di per sè, per la sua configurazione artistico-architettonica, un bene culturale. La datazione 1855 posta sulla chiave di volta del portale ne determina la sua costruzione, anche se l’isolato risulta già perfettamente formato nel 1841 (data del Catasto De Candia).

Il portale, costruito a misura di carro e che si affaccia su un piccolo percorso privato “imperdau” è di pregevole fattura ed è l’elemento architettonico su cui si proietta l’immagine sociale della famiglia. In corrispondenza del portale, all’interno della corte, si trova uno spazio coperto detto “su procciu”, adibito alla custodia del carro e del calesse. Sopra su procciu vi è “su stalli” locale dove venivano conservate le provviste familiari (granaglie e legumi in genere).

Il Museo svolge prevalentemente il ruolo di “ricerca e conservazione delta memoria storica locale” con una dotazione etnografica che costituirà l’elemento espositivo di primo piano, ma è anche un laboratorio dove si studiano iniziative promozionali e di valorizzazione del proprio territorio ed inoltre, mettendo a disposizione le strutture necessarie, diverrà luogo di ricerca sul campo, produzione di mostre, organizzazione di convegni, presentazione di volumi e studi, laboratori per la rinascita dei mestieri più antichi e per il recupero delle tradizioni scomparse.

A circa 3 km. da Serdiana,  in una zona piano-collinare circondata da oliveti, sorge l’antica Chiesa di Santa Maria di Sibiola, uno dei capolavori di arte romanica costruiti in Sardegna dai monaci benedettini dell’Abbazia di San Vittore di Marsiglia,  tra la fine dell’XI e i primi anni del XII secolo.

La chiesa è situata in una piccola altura fra colline coltivate a vigneti e ad oliveti là dove, con ogni probabilità, sorgeva un antico centro agricolo guidato dagli stessi monaci.

Da un documento dell’Archivio di Pisa riguardante il dominio pisano nel Cagliaritano, si evince che Sibiola viene accreditato come il più ricco villaggio tra tutti quelli riportati. Lo si può desumere dai tributi che venivano versati. Il numero di 258 starelli di grano e altrettanti di orzo indicano un tenore di vita decisamente elevato, sul quale andava a incidere la presenza dei monaci Vittorini o un numero considerevole di abitanti.

Per quanto riguarda il nome di Sibiola, é difficile stabilirne con certezza l’origine perché non ci sono documentazioni specifiche a riguardo. Tra le ipotesi c’è quella linguistica che fa derivare il nome Sibiola o Sipiola a qualche espressione latina, in seguito volgarizzata, facendo riferimento  alla terminazione olla da olea o dall’eroe Jolao. La ipotesi storica, invece, accomuna il nome Sibiola a quello della Sibilla ipotizzando la sacralità attraverso il culto della famosa profetessa.

 

 

 

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