In ricordo di John Lennon

di  Paolo Piu

Periodicamente i Beatles tornano a far parlare di loro. È successo anche quest’anno in aprile, in occasione dei 50 anni dalla pubblicazione del loro ultimo disco “Let it be”, che in qualche modo, ha segnato la fine di un periodo irripetibile nella storia del costume e della società.

 È successo di nuovo lo scorso ottobre Sean Lennon intervistò Paul McCartney, in occasione di un drammatico anniversario. Infatti esattamente quarant’anni fa il mondo fu sconvolto da una notizia tragica e inaspettata: John Lennon, l’ex leader dei Beatles, icona del movimento pacifista internazionale, venne ucciso a Manhattan, all’età di 40 anni, davanti alla sua residenza da 5 colpi di pistola calibro 38, sparati a bruciapelo da uno dei suoi tanti fan, senza nessun motivo apparente, se non le allucinazioni della propria follia. Era l’8 dicembre del 1980 e Lennon aveva da poco ripreso la sua carriera musicale dopo 5 anni di silenzio, avendo inciso proprio un mese prima un nuovo disco, Double Fantasy, a lungo atteso dai fans.

Particolarmente interessante è la sua produzione artistica, che lo accompagnò in una rapida escalation verso il successo. Ispirato inizialmente al rock’n’roll e soprattutto allo stile di Elvis Presley, la cui influenza si riflette nella musica dei Beatles dei primi anni, nel ’65 avvenne la svolta che fece cambiare rotta al musicista inglese: dopo aver sentito le canzoni di Bob Dylan capì che la musica era un ottimo veicolo per la diffusione di messaggi di carattere universale e così, a partire dall’album Sgt. Pepper’s, i testi assunsero un ruolo fondamentale nell’opera di questo artista. Il ’68 e il ’69, furono gli anni in cui scrisse dei veri e propri inni a favore della pace (Give peace a chance), dei diritti dei lavoratori (Power to the people) e della fratellanza universale tra i popoli (Happy Christmas), fino al suo capolavoro indiscusso, Imagine, una delle più belle canzoni di tutti i tempi.

Una serie di avvenimenti di particolare rilievo segnarono la sua carriera: nel ’56 all’età di 16 anni era già il leader della prima band da lui fondata, the Quarrymen, che nel ’60 divennero i Beatles (nel cui nome riecheggia un chiaro riferimento alla musica e alla cultura “Beat”). Nel ’64 ebbe luogo la prima tournée negli U.S.A, decretando il successo internazionale di questo famoso gruppo inglese; nel ’69 fondò la Plastic Ono Band, caratterizzata dalla produzione di musica elettronica d’avanguardia, assai avanti per l’epoca, ma proprio per questo motivo ebbe uno scarso successo.

Talvolta autocelebrativo, come nel caso della canzone The Ballad of John & Yoko, scritta in occasione del viaggio di nozze, altre volte campione di eccentricità e di eccessi, come quando nel ’66 affermò che “I Beatles sono più famosi di Gesù Cristo”, frase che provocò una forte reazione soprattutto nel sud degli Stati Uniti, terminata col rogo pubblico dei loro dischi, in ogni modo riusciva sempre a far parlare di sé. Come nel 1969, quando riconsegnò il titolo di Member of the British Empire ricevuto quattro anni prima insieme agli altri musicisti della sua band, per protestare contro il coinvolgimento del suo Paese nelle guerre del Vietnam e del Biafra attraverso la fornitura d’armi. Sempre nel ‘69, all’apice del successo, fu individuato come uomo dell’anno dalla rivista “Rolling Stone”. Nel ’75 uscì l’ultimo disco di quel periodo dedicato ai classici del rock’n’roll degli anni ’50, un ritorno al primo amore, prima di una pausa durata cinque anni a causa della nascita del figlio Sean, al quale dedicò la sua esistenza, rinunciando per un po’ di tempo alla propria carriera.

E pensare che al tempo della prima formazione sua zia Mimi vedendo il nipote sempre alle prese con la musica, gli disse una frase diventata famosa: “la chitarra va bene, John, ma non ti darà certo di che vivere”. Qualche anno dopo, raggiunta la popolarità, Lennon fece incidere queste parole su una targa d’argento, mandandola in dono alla zia.

L’8 dicembre 1980 alle h.22.50 cinque colpi di pistola sparati davanti al Dakota Hotel posero repentinamente fine alla sua vita. Insieme a lui era terminata un’epoca, i meravigliosi anni ’60 e i folli anni ’70, ma soprattutto il sogno della riunificazione dei Beatles era finito per sempre. Quel gesto operato da un folle, consacrò al mito della musica la figura leggendaria di John Lennon, personaggio unico ed eccentrico, che all’epoca sul piano artistico non aveva rivali.

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