Rubrica: “La Sardegna dei Comuni” – Ghilarza

Ogni settimana racconteremo la storia di un  Comune della Sardegna per far conoscere le sue particolarità, le sue bellezze  geografiche e la sua comunità

di Antonio Tore

Ghilarza è ricordato negli scritti di Antonio Gramsci, uno dei fondatori dei partito del comunista italiano, deputato al Parlamento nel 1924 e scrittore, come un “Paese dalle case di pietra ferrigna, dagli orti odoranti di menta e di limoni”.  Il suo toponimo deriverebbe dal logudorese “kuilardza”, che significa recinto delle pecore.

Località già abitata in tempi preistorici, Ghilarza mostra ai visitatori resti archeologici risalenti al periodo Eneolitico, durante il quale si svilupparono nel territorio strutture sociali che basarono il loro mantenimento sulla pastorizia e allevamento di animali.

Sul territorio sono presenti alcune “domus de janas”, tombe ipogeiche, e alcuni nuraghi a corridoio e  ventitre  nuraghi  a  “tholos”, solitamente costruiti con più ambienti sovrapposti. Nel territorio si trovano,  inoltre,  sette  esemplari di “tombe di giganti”, sorte in una posizione vicino ai fiumi e alle sorgenti.

La presenza romana fu resa più forte dalla vittoria dell’esercito romano sui ribelli di Amsicora, rappresentante della ricca nobiltà sardo-punica e già definito da Tito Livio come il primo fra i sardi per potere e ricchezza.  Alla fine dell’Impero romano seguì un periodo piuttosto confuso che arrivò  infine al dominio bizantino, durante il quale si evidenziò una massiccia presenza monastica. Quest’ultima favorì la nascita di centri religiosi chiamati novenari, come quelli di San Serafino, San Michele,  Trempu  e  San  Giovanni,  attorno  ai  quali furono costruiti appositi alloggi per i fedeli. La presenza bizantina è, inoltre, testimoniata dalle numerose chiese disseminate nel territorio di Ghilarza e dedicate a santi tipicamente greci, come San Macario o Sant’Elena.

In epoca medievale fece parte del giudicato di Arborea e, dopo la battaglia di Macomer (1478) e, con la sconfitta di Leonardo Alagon, fu annesso ai domini aragonesi come altri territori della Sardegna.  Dal 1713 fino al 1848 le vicende storiche la portarono sotto il dominio austriaco e poi sabaudo, entrando a far parte della divisione amministrativa di Cagliari. Nonostante la sua posizione favorevole, sia come punto stradale sia come posizione nella valle del Tirso, Ghilarza non raggiunse mai grande importanza strategica e la sua torre quattrocentesca, studiata da Foiso Fois, pittore, critico d’arte e saggista, venne ben presto ridotta a carcere.

L’impianto del centro del paese si sviluppa attorno alla piazza antistante alla chiesa dell’Immacolata, mentre la chiesa romanica di San Palmerio sorge su un’antica cripta nella quale fu rinvenuta una salma con una fiala di sangue e un’iscrizione indicante il nome Palmerius.  In questa chiesa, pare, si tenesse “corona”, assemblea popolare chiamata così per il modo di riunirsi in cerchio dei suoi partecipanti. Altre chiese da citare sono quella di San Giorgio,  che si trova nella periferia occidentale; la chiesa di San Michele e la chiesa campestre di San Serafino, oggetto dei racconti dei più anziani poiché al centro di uno scontro fra gli abitanti di Ghilarza e quelli di Ula Tirso.

Il paese è spesso ricordato per alcune figure di persone che erano, in qualche modo legate a Ghilarza. Il personaggio più famoso, pur se nato ad Ales, era Antonio Gramsci, che visse nel paese in cui il padre era impiegato nell’ufficio del registro.  Gramsci, fondatore, nel 1921,  del Partito Comunista Italiano il quale, nel 1926, fu rinchiuso nel  carcere di Tuti dal regime fascista.   La sua salute peggiorò rapidamente e la pena iniziale di oltre 24 anni fu commutata in libertà condizionata, fino ad essere ricoverato in una clinica di Roma e poi in piena libertà, che non ebbe lunga durata. Fu durante la sua prigionia che scrisse i famosi “Quaderni dal carcere”.

Nella via principale di Ghilarza si trova la casa dove Gramsci visse l’infanzia e l’adolescenza. Nel 1965 l’edificio  fu acquistato dal Partito e fu trasformata in “Centro di documentazione e ricerca sull’opera gramsciana e sul movimento operaio”.  Successivamente, e fino a oggi, la casa è sede della Associazione “Casa Museo di Antonio Gramsci” che ogni anno, il 27 aprile,  rende  la casa un luogo di omaggio all’uomo, al politico e all’ideologo.

 

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